Diario di .screen - v4.0 neuro - LTS

Benvenuti nel mio diario, il diario di .screen.

Nota per il lettore: questo diario è fatto per essere letto “a buffet”. Non è organizzato bene, non ha titoli clickbait, ecc. Vuol dire… scorri liberamente il mio flusso di pensieri. Salta anche intere pagine. E guarda se trovi qualcosa che può attirare la tua attenzione. E non ti preoccupare! La roba figa verrà poi formalizzata nel mio sito. Non ti perderai nulla :wink:

Come forse alcuni di voi sapete questo non è il mio primo diario. I precedenti li scrissi sul forum di italianseduction. Si susseguirono:

  • Diario v1.0 - raccontai le mie peripezie da totale incapace, affidato alle cure del mio primo mentore Deimos e altri amici.
  • Diario v2.0 - trasferito a Bologna, comincio ad avere qualche abilità. Posso giudicarmi intermedio arrivato a questo punto. Tuttavia, per una serie di gran merda che avevo in testa, non riesco a combinare granché arendandomi spesso dopo aver baciato le ragazze. Torno a Padova e verso la fine di questo diario conoscerò #5. E’ l’inizio della distruzione. Convinto di essere arrivato, chiudo il mio secondo diario.

Passo un anno in cui rimango senza alcun diario. Le bastonate che prendo sui denti da #5 non sono poche. Chiudo l’anno portando a casa 9 corna e una magra ONS iniziata in cilecca e dove non sono neanche venuto. Uscito dal rapporto disastroso con #5, chiudo #7 che mi permette di tirare avanti abbastanza per riuscire a rimettere assieme i pezzi. Comincio a sistematicizzare un metodo per eliminare i miei problemi di innergame. Arrivano #8, #9 e si comincia a chiudere seriamente.

  • Diario v3.0 - release version. Resomi conto che questo giro non è tutto un gran fuoco di paglia come le altre volte, riapro un diario. Qui arrivano le chiusure anche di #10, #11, #12, #13, #14, #15 e #16. Proprio per questo lo nominai “release version”. Essendo abbastanza convinto di aver trovato finalmente un metodo che quantomeno “funzionicchiava” per permettermi di chiudere. Poco dopo aver chiuso #16, mi faccio bannare da italianseduction. Cosa che, inaspettatamente, provoca a cascata la cancellazione di qualsiasi post abbia mai scritto su quel forum. Oltre 8500 post, perduti.

Parto quindi a curare il sito di innergame.pro reportando tutte le chiusure successive. Da #17 a #33. Oltre a caricare molto materiale per chi mi ha sempre seguito.

Il nome di questo diario ha due etichette. Neuro, perché andrò in profondità nei miei problemi personali e nei miei demoni più profondi. Al limite del rinchiudermi in un centro psichiatrico. E LTS, ovvero Long Term Support. Definizione che si dà alle release più stabili e di lunga di durata. Ormai il mio game è sufficientemente stabile e mi permette costantemente nuove chiusure. Nell’ultimo periodo c’è stato un’importante battuta d’arresto dovuta a problemi fisici. Presto conto di tornare a segnare con nuove consapevolezze.

La necessità del diario nasce perché il sito internet, per quanto mi permetta di esprimermi, non mi permette di mostrarvi i miei “work in progress”. Ma bensì, quasi solo cose che ho già interiorizzato completamente. Questo aiuta anche a me a creare nuovi articoli. Perché saranno magari uno o più post del diario sistemati e rivisti una volta divenuti stabili.

Attualmente, sto lavorando molto sul concetto di state. Su come rimuovere tutte le mie paranoie in fase di opening per riuscire ad aprire a state bassissimo. E sullo street game in generale.

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The Big-T Trauma

In psicologia chiamano così quei traumi maggiori che creano la maggior parte dei problemi. Le persone che ho seguito finora si dividevano in chi aveva avuto uno o due big-t trauma e gli altri, che generalmente ne avevano avuti tanti di piccoli e minori. Gli effetti finali sono simili, ma i Big-T Trauma sono complessi da sgarbugliare e creano veramente dei buchi neri.

Il mio Big-T Trauma principale è quando mia madre ha scoperto definitivamente che mio padre la tradiva.

Antefatto

Mio fratello va da mia madre. Le dice che mio papà sta scrivendo al computer a una donna. Le sta scrivendo un’email. In casa succede un dramma.

Scendo in soggiorno. E ci sono mio papà e mia mamma che discutono. Non ricordo esattamente le parole. Dico a mia mamma che non può essere. Che si sta sbagliando. Che mi fidavo ciecamente di mio papà. Mio papà ribadisce che vuole chiamare un avvocato. Che se non è quel giorno, sarebbe stato un altro. Perché mia mamma non si fidava più di lui. Mia mamma e mia nonna sottolineeranno più volte quella frase per indicare che mio papà la stava già tradendo.

I giorni dopo dovevamo andare in vacanza in Puglia. E’ tutto già pagato. Pensiamo che sia una buona idea andarci lo stesso, sperando che la situazione si riappiani. In realtà la situazione è tragica. Mia madre non si fida più minimamente di mio papà. Mi dice addirittura di seguirlo. Mio papà se ne frega anche abbastanza di nascondersi. Risponde al telefono mentre mia mamma poteva vederlo. Ed è chiaro che sta parlando con una donna che gli piace. Siamo così fessi noi maschi, si vede sempre lontano un chilometro.

La scena madre

Mio papà va a dormire. Lascia il cellulare in ingresso. Mia mamma era riuscita a scoprire il PIN per entrare spiando mio papà mentre lo digitava. Riesce a leggere il messaggio che scrisse C, la troia, come la definì poi mia madre.

Il messaggio recitava qualcosa della serie: “Forza, ce la puoi fare. Fra poco ci vedremo. Ormai siamo al giro di boa”. Era infatti appena passata una settimana delle due che dovevamo stare lì.

Mia nonna era seduta su una sedia, senza gli occhiali. Stava riposando. Mia madre scriveva come una pazza sul retro del cartoncino di una medicina il testo del messaggio. Aveva trovato la sua prova. Per lei era abbastanza. Sembrava impazzita. Le chiesi cosa stesse facendo, mi disse “non ora Filippo”.

Mio papà scende dalla camera da letto. Si accorge di mia mamma che aveva in mano il suo cellulare. Parte una sorta di rissa in cui mio padre e mia madre urlano. Cercano entrambi di guadagnare il possesso del cellulare. Nel mentre mia nonna continua a urlare “LUAMARO! PUTTANIERE! FAI SCHIFO!” e mio papà si interrompe dal combattimento per urlare che non ci aveva fatto sesso. Che non aveva fatto nulla con quella donna.

Sono davanti l’ingresso della porta. Continuano a lottare. Io sono sul tavolo della cucina che li guardo. In lacrime. Mio papà capisce che ormai è tutto inutile. Capisce che ormai è andato tutto a puttane. Che è inutile combattere.

Mi guarda, mi vede che sono in lacrime. Si avvicina a me. Gli urlo: “NON MI TOCCARE!” e fa un passo indietro. Da lì non ho più abbracciato mio padre per 10 anni. Non gli ho più detto che gli volevo bene. L’ho odiato completamente. Aveva rovinato tutto. Mi aveva mentito. Mi aveva deluso. Non era la persona che credevo che fosse.

Mi disse di non piangere. Mi disse che sarebbe andato tutto bene. Con gli occhi rigati dalle lacrime, guardo in faccia mio padre e gli dico: “Papà, cos’ha quella donna che non ha mia mamma?”. Mio papà cerca di sorridere, con un sorriso obliquo. “La dolcezza e la gentilezza”.

Mia nonna me lo ripetè per anni. Ricordati Filippo. La dolcezza e la gentilezza… la dolcezza e la gentilezza. Mi sembrava tutto così stupido. Mi sembrava impossibile che mio papà avesse lasciato mia mamma per quello.

Non ho altri ricordi. Non ho idea di cosa sia successo dopo.

Il ritorno a casa

Mi ricordo solo il giorno dopo. Io ero sempre stavo il copilota di mio papà. Sedevo affianco a lui ogni volta che si faceva un lungo viaggio. Dissi che non volevo. Dissi che non me la sentivo di sedere affianco a mio papà. Mia mamma si sacrificò. “Vorrà dire che mi siederò io davanti”.

Mio papà fece i 160km/h per tornare a casa.

Padovaland

Tornati a Padova mia mamma mi disse che avevamo dei soldi da parte. Mi disse che ci avrebbe portati a Padovaland. Mi disse che saremmo dovuti rimanere uniti. Uniti contro il tiranno. Contro quello che ci voleva portare via tutto. Il suo carceriere. Quello che le aveva impedito di comprarsi qualsiasi cosa desiderasse negli ultimi anni. Ora eravamo liberi.

La guardai sorridendo. Dicendole che ero contento che il papà non ci fosse più. Era meglio così.

Era solo l’inizio della fine. Quel giorno di Padovaland mi spaccai pure un unghia del piede. Andai all’ospedale.

L’obbligo

Non volevo più vedere mio papà. Mi aveva deluso troppo. Mi aveva deluso perché non era la persona che credevo che fosse. Lo odiavo completamente. Lo odiavo con tutto me stesso. Era solo una maschera. Non era il papà buono e la persona che avevo sempre amato e idolatrato. Era solo finzione.

Un giorno, mio papà viene a vedere mio fratello. Mio fratello voleva ancora vederlo. Sembrava che a lui cambiasse poco. Io stavo morendo.

Mia mamma mi disse di aprire la porta. La porta di camera mia che chiudevo a chiave perché avevo paura e non volevo rischiare di rivedere mio papà. Mia mamma spalanca la porta ed entra mio papà. Cominciamo a parlare. Fisso il vuoto. Mio papà prova a toccarmi. E’ come se del fuoco si fosse poggiato sulla mia spalla. Era la cosa più terribile e ripugnante che mi sia mai successa. Finalmente se ne va.

Guardo mia madre. Mi ha tradito pure lei. Le chiedo solo perché.

“E’ tuo padre. E’ giusto che tu veda tuo padre.”

E’ giusto che tu veda tuo padre.

…è giusto che tu veda tuo padre.

Paco di merda.

Lurida troia.

Belfagor.

Si inventò i peggio nomi per definire mio padre e la sua donna.

Sembravano davvero la feccia della feccia.

E io… io ero costretto a vederlo.

Ero diventato il suo soldatino. Nella lotta contro mio padre.

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Uno dei punti centrali è il doppio gioco, la maschera.

Io, nome cognome, sono felice che mio papà sia stato un falso per colpa mia

Era solo colpa mia e di mio fratello se mio papà ha dovuto soffrire così tanto e se ha dovuto mettersi una maschera.

Io, nome cognome, sono felice che mio papà si sia rovinato la vita per colpa mia
Io, nome cognome, sono felice che ho odiato mio padre quando era solo colpa mia
Io, nome cognome, sono felice che mio papà sia un puttaniere solo per colpa mia

Quindi in sostanza mio papà è sempre rimasto lo stesso. Mio papà è sempre rimasto quella persona che mi voleva bene e che mi amava. Sono io che l’ho odiato perché ha cercato di proteggerci.

Io, nome cognome, sono felice di aver odiato mio papà perché ha cercato di proteggermi
Io, nome cognome, sono felice di essere stato freddo e distaccato con mio papà anche se lui mi amava
Io, nome cognome, sono felice di rifiutarmi a dire ti voglio bene a mio papà anche se lui mi ama

Quindi ho passato dieci anni a odiare la persona sbagliata. Non avrei dovuto odiare neanche mia mamma in realtà. Le cose si sono incasinate con mio fratello. Mia mamma ha sempre rinfacciato mio papà di averla messa incinta con l’inganno. Perché era una pazza psicopatica che vedeva i fantasmi anche dove non esistevano. Mio papà ha cercato di resistere stoicamente. E sono diventati uno il carceriere dell’altro.

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Sto continuando a lavorare sul concetto di maschera.

Ho sempre dato per scontato che nell’episodio Big-T mio papà fosse il cattivo. Ho sempre dato per scontato che il suo comportamento fosse sbagliato. Ho sempre dato per scontato che fosse tutta colpa sua. Ho sempre dato per scontato che il mostro della situazione fosse mio padre.

…e se invece non lo fosse? E se invece fosse il buono del racconto? E se invece abbia sofferto come un cane, cercando di nascondere tutto. Di nascondere la sua doppia vita per il bene mio e di mio fratello. Se avesse tentato di far funzionare le cose contro ogni evidenza per non farci del male… fino all’inesorabile crollo?

La cosa più tremenda: e se invece mio papà, in realtà, ci avesse voluto così bene da volere più bene a noi della sua stessa vita? Al punto da rendere la sua vita miserabile e tremenda. Dormendo con una donna che odiava. Con la paura che lo accoltellasse la notte. Sopportando l’odio, le rotture di coglioni, le torture di mia madre… perché in realtà ci amava e voleva fossimo una famiglia normale? Perché non voleva che crescessimo così… storti. Con problemi.

E se lui avesse lottato e fatto di tutto per noi… e noi… l’avessimo odiato per questo? Fino a non volerlo più vedere. Fino a voler chiudere con lui. Perché non avevamo… capito?

Io, nome cognome, sono felice di sopportare le rotture di mia madre per fare felice chi amo
Io, nome cognome, sono felice di odiare mio padre anche se ha sacrificato la sua vita per me
Io, nome cognome, sono felice di odiare mio padre anche se ha reso la sua vita miserabile per me

Questi mantra mi triggherano fino alle lacrime. Mi torna in mente #13. Mi torna in mente #13 che mi dice che non mi ama. Mi torna in mente #13 che mi dice che così non le vado bene. Mi dice che così sono sbagliato. Mi dice che così non mi può amare. Mi dice che così non mi amerà mai. Mi dice che non le sto dando quello di cui ha bisogno. Mi sta dicendo che così come sono sono sbagliato. Mi sta dicendo che nonostante stia rendendo la mia vita miserabile per lei… beh, lei mi odia. E vuole altro. Vuole altro, nonostante stia facendo di tutto per renderla felice.

Vuole altro… vuole altro.

Io, nome cognome, sono felice che #13 mi odi anche se ho sacrificato la mia vita per lei
Io, nome cognome, sono felice che #13 mi odi anche se ho reso la mia vita miserabile per lei
Io, nome cognome, sono felice che #5 mi lasci brutalmente anche se ho sacrificato la mia vita per lei
Io, nome cognome, sono felice di aver abbandonato mio padre anche se ha sacrificato la sua vita per me

In pratica, sia con #5 che con #13, ho ricreato la stessa situazione. Sacrificio totale per loro, odio e abbandono da parte loro. Perché così come sono non vado bene. Ho ricreato pari pari l’errore di mio padre. L’odio per mio padre mi si è ritorto contro.

Questo tra l’altro spiega anche il mio bisogno di accettazione. Se non riesco ad amarmi per come sono, è ovvio che ho bisogno di qualcuno che mi ami per quello che sono. Bisogno di approvazione che prima esperivo tramite il forum e poi tramite il mio stesso sito internet. Ponendo la mia versione più vera e malvagia, sperando che alle persone piacesse vedere come sono veramente. Perché solo in quel momento mi sarei sentito amato.

Io, nome cognome, sono felice che tutti rifiutino la mia parte più vera, autentica e reale
Io, nome cognome, sono felice che tutti mi rifiutino così come sono

Essere se stessi è il consiglio migliore che ti diano. Il problema è che è terribilmente difficile essere se stessi. Se ti rifiutano quando sei vero, autentico, reale. Quando non stai indossando una maschera… vuol dire che così come sei è una merda. O semplicemente… non hanno capito un cazzo. E li puoi amare lo stesso. Anche se ti odiano.

Io, nome cognome, sono felice di amare chi mi odia totalmente
Io, nome cognome, sono felice di amare chi non mi comprende
Io, nome cognome, sono felice di cercare di rendere felice chi cerca solo di ferirmi
Io, nome cognome, sono felice di aver cercato di ferire mio papà anche se cercava solo di rendermi felice

Sto realizzando che scrivevo delle cose sul mio sito apposta per non essere amato. Apposta per avere quella scusa mentale per “non poter dare il link del mio sito alla donna della mia vita”. Per impedirmi mentalmente di aprirmi al 100% ed essere me stesso davvero. Per impedirmi di essere autentico e reale con la donna che amavo davvero. E se mai ciò fosse successo… l’avrei ferita consapevolmente con le mie parole. Avrei danneggiato volutamente il rapporto tramite il mio sito. Fino a distruggerla totalmente.

E mi sarei convinto che era colpa sua. Che era colpa della verità. Che era colpa del fatto che non puoi esporti con gli occhi nudi alla verità senza venirne scottato e distrutto. In realtà… puoi eccome. Se non vuoi uccidere la donna della tua vita. Perché hai paura… una paura fottuta che ti ami per come sei. Perché sei convinto che come sei… meriti solo il tuo più totale disprezzo e odio.

Io, nome cognome, sono felice di essere stato abbandonato da chi amo totalmente per colpa mia
Io, nome cognome, sono felice di aver reso la mia vita miserabile totalmente per colpa mia
Io, nome cognome, sono felice di aver rovinato il rapporto con #13 totalmente per colpa mia
Io, nome cognome, sono felice di essere stato abbandonato perché ero incapace di amare davvero #13

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Addio Frame LTR

Gennaio 2015. All’improvviso tutto si è riallineato. Ha sempre avuto ragione mia mamma! Tutto quello che sto facendo è superficiale è vuoto. E’ da puttaniere! E io puttaniere non lo devo essere. Devo essere un bravo ragazzo che vuole una ragazza seria.

Quindi cominciai ad approcciare con un Frame LTR leggendario. Volendo davvero finalmente fidanzarmi con una ragazza. Se le cattive ragazze non riuscivo a scoparmele… almeno me ne sarei scopata una, di brava. E pace.

La cosa ebbe dell’incredibile. Appena iniziai a ragionare così i feedback che ricevevo erano a dir poco grandiosi. Le ragazze mi facevano i “complimenti”. Ma addirittura sia per opener semplici come “hai dei bei capelli” che per opener come “hai un gran culo”. Le ragazze letteralmente sconvolte. Eppure non stavo facendo nulla di che.

Dopo quello… mi misi con #5. Distrusse tutte le certezze che avevo. Mi disse che non era vero che era indispensabile fidanzarsi. Non era vero che molte donne cercavano qualcuno che si fidanzasse con loro. Mi distrusse. Non ebbi più certezze.

Da allora ho cercato sempre di impostare un Frame LTR anche se traballante. Stava in piedi per ridere. Si, avrei potuto fidanzarmi… forse… teoricamente… ma anche no dai chissene.

Adesso è crollato del tutto. Il problema era accettare di poter essere un puttaniere. Accettare di essere amato per il fatto che mi piace la figa. Accettare che mia madre mi odierà sempre perché sono un puttaniere che usa le donne. Accettare che mia madre mi odierà sempre perché non condivide il mio stile di vita. E gran cazzi amen ciao è stato bello. E accettare… di aver sofferto come un cane… perché non ho capito che mio papà in realtà non aveva fatto nulla di male. A essere un “puttaniere”.

E quindi… anche se io fossi un puttaniere… che male ci sarebbe?

Questo spiega perché volevo chiudere subito senza parlare. In questo istante mi sento che potrei prendere una ragazza, trascinarla a casa e farci sesso senza parlarci. Mi sento di voler fare apocalypse senza manco parlare. Non ne ho più bisogno. Non mi interessa più passare per ragazzo serio. Mi interessa solo chiavare potente.

E questo spiega anche perché avevo perso totalmente la speranza di trovare una che capisse. Pensavo, sono tutte delle deficienti. Se #13 non mi amato per il mio essere un puttaniere, non lo farà mai nessuna. E quindi cercavo di mettere maschere, di nascondermi… quando in realtà il problema è che ero io in prima persona a non amarmi per come sono. E quindi è ovvio che avrei finito per attrarre solo persone che, come me, erano incapaci ad amarmi.

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Troie bentornate

Gli ultimi sblocchi hanno avuto un certo impatto. Specialmente per quanto riguarda il Frame LTR. Mi sto rendendo conto che ho perso tempo. Ho perso un sacco di tempo con le ragazze sbagliate. Dopo #13 mi rendo conto che ho smesso di provarci. Ho smesso di lasciarmi realmente andare. Ho smesso di dire davvero ciò che voglio. Ho smesso di provarci a impostare relazioni aperte. Ormai le avevo giudicate una perdita di tempo. Le avevo giudicate troppo stupide per capire quelle che sono le mie e le loro reali esigenze e avevo lasciato perdere. A causa del blocco di mio padre. Del non essere capito nel fare del bene agli altri… avevo rinunciato. Faceva troppo male.

Adesso invece, mi sto rendendo conto che ho perso tempo. Mi sto rendendo conto che ho cercato di fare il bravo ragazzo. Ho cercato di impostare relazioni del cazzo che non mi soddisfacevano. Delle cose a metà tra una trombamicizia e una relazione che non funzionavano. Delle merde colossali senza capo ne coda. Anche con #24 non ho realmente parlato di relazione aperta. E’ rimasto tutto vago, indefinito. Non volevo mettere in chiaro un cazzo. Non volevo spiegare un cazzo. Non volevo addestrarla. Non volevo insegnarle una mazza. Ce la fai? Sei dentro. Non ce la fai? Fuori dalla minchia.

E ogni volta che mi sbagliavo. Ogni volta che beccavo una che era davvero una troia… mi incasinavo di brutto. Come è successo con #21. Come è successo con #25 e con #30. Erano il perfetto genere di ragazza che cercavo… e mi hanno fatto perdere la testa di brutto. Mi hanno incasinato potente. Non sono riuscito a gestirle perché non sapevo cosa fare con delle ragazze che mi piacevano così tanto.

Imposto un’altra relazione aperta? Imposto l’ennesimo fallimento?

Comincio a pensare che il problema con #13 non fosse che non volevo un fidanzamento. Comincio a pensare che il problema è che ho impostato male tutta la relazione. Dovevo essere più solido e più chiaro. Oltre a non scoparmi a sfregio così tante idiote. Oltre al fatto che #13 stessa ha il culo pesante e quindi comunque era difficile da gestire una relazione a distanza nel suo caso. E’ normale che sia finita così.

Bisogna tornare operativi. Bisogna provare a fare un’altra prova e tirarsi su un troione da chilo e vedere cosa succede. Ce la posso fare.

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Sto malissimo. Pensavo di avercela fatta. C’ero così vicino. Così vicino. A farcela. A ritornare in pista. A ritornare a chiudere. A ritornare alla ribalta. E invece un cazzo. Un cazzo. Un cazzo… continuo a fare lo sfigato con il piede spaccato che non chiude un porcodio. Continuo a non chiudere. Continuo a non chiudere niente. Continuo a fallire. Continuo a essere un fallito. Un fallito a casa da solo senza una vita. Senza qualcuno con cui uscire. Senza amici. Senza nessuno che mi voglia bene. Senza nessuno che gliene frega qualcosa di me. Senza nessuno che mi ama. Senza nessuno che gli importi.

Rimango a casa da solo a fare il nerd. A giocare con il computer. A fare quello che facevo a 16 anni perché non potevo uscire. Perché mi era impedito di uscire. Sto finendo per tornare a essere quello che ero. Il nerd sfigato senza figa, che non trombava, fallito, che nessuno cagava. E che se mi scrivevano erano solo delle sfigate peggio di me.

Devo tornare indietro. Devo tornare indietro a quando erano le superiori. A rivevere Filippo, quello vero. E ritornare ad amarlo.

Io, nome cognome, sono felice di essere costretto a essere un nerd sfigato
Io, nome cognome, sono felice di essere costretto a non poter uscire di casa
Io, nome cognome, sono felice di essere costretto ad avere un computer come mio unico amico
Io, nome cognome, sono felice che tutti sappiano che sono un nerd sfigato
Io, nome cognome, sono felice che tutti sappiano che l’unico mio amico è un computer
Io, nome cognome, sono felice che tutti sappiano che sono solo dietro un computer

Innamorarsi di G

Sono in terza media. C’è questa ragazza che mi piace. Tuttavia, non faccio nulla per dirglielo esplicitamente. Anzi, quando me lo chiedono, nego pure apertamente. Lei comincia a scrivermi via sms. Mi dice che è normale. Mi dice che lo fa anche con altri miei amici. Io pensavo che fosse strano che una ragazzina ti scrivesse. Comincio a spendere anche un bel po’ di soldi in ricariche per risponderle. All’epoca ogni risposta erano 10-15 centesimi che ci salutavano.

Non mi interessa baciarla, farci sesso o mettermici assieme. Non mi interessa nulla. Mi piace solo stare a parlare con lei. Mi piace sentirla. Mi fa piacere sapere come sta. Come se fosse la mamma che non ho mai avuto. Qualcuno che si prendeva cura di me. Che gli interessava sapere la mia giornata. Era un piacere sentirla. Prendersi cura di lei. Vedere che lei per me c’era.

Non avevo provato a fare nessuna mossa. Probabilmente neanche ne avevo l’intenzione. L’anno era finito. Non ci saremo più visti. Peccato. Lei mi scrisse. Mi disse che mi vedeva come di più di un solo amico. Si stava dichiarando. L’anno prossimo saremmo andati in licei diversi. Vederla sarebbe stato un casino. Sarei dovuto andare in bicicletta da lei. Mia mamma mi avrebbe rotto i coglioni. Non avevo voglia.

La rifiutai. Volevo rimanere solo amico con lei. Quello che avevo mi piace. Mi faceva stare bene. Non mi scrisse più. La persi. Per sempre. Era la terza media. Persi la verginità in quinta superiore.

Io, nome cognome, sono felice di perdere l’amore della mia vita perché sono nerd e non ho voglia
Io, nome cognome, sono felice di perdere l’occasione per perdere la verginità perché sono nerd e idiota
Io, nome cognome, sono felice di rimanere a casa al computer invece di fare sesso
Io, nome cognome, sono felice di perdere la donna della mia vita perché sono un nerd sfigato di merda
Io, nome cognome, sono felice di rifiutare il sesso perché devo programmare
Io, nome cognome, sono felice di rifiutare di fare sesso con l’amore della mia vita
Io, nome cognome, sono felice che a nessuno interessi la mia giornata
Io, nome cognome, sono felice che nessuno si prenda cura di me
Io, nome cognome, sono felice di rifiutare l’amore della mia vita per via di mia mamma

Addio #13

Era una settimana che aspettavo di vederla. Era una settimana che contavo i giorni. Ma sapevo che non sarebbe venuta. Non si era mai spostata per venire a vedermi. Non gliene fregava nulla di me. E’ un fatto che non si sia mai sprecata per venirmi in contro. Per aiutarmi. Ha fatto completamente la passiva. Non ha investito decisamente nulla nella relazione. E’ come se sapesse benissimo dall’inizio che sarebbe finita e volesse limitare i danni. Come se non gliene fottesse un cazzo di me. Come se sapesse già che ero quello sbagliato. Non ha lottato realmente. Semplicemente, le facevo sesso. Chissà se mi amava realmente.

Comunque, contavo i giorni. E mi scrive. Mi scrive che non se la sente di investire su di me. Investirebbe su di me fossimo fidanzati. Cazzate. Cazzate grossissime e lo sa anche lei. Lo usa per farmi sentire in colpa. Per farmi sentire in colpa che non ho voluto fidanzarmi con lei. Che non ho voluto dirle che è speciale, unica. Solo mia. E quindi lo usa contro di me questa puttana. Per farmi sentire sbagliato. E ci è pure riuscita questa troia. Ho passato un anno infame. A pensare a lei. A pensare di aver sbagliato qualcosa. Quando è solo una puttana con il culo pesante. Che non ha neanche le palle di trasferirsi a Milano per inseguire il suo sogno perché ha il culo troppo pesante. E’ una fallita. E non la voglio più nella mia vita.

#13 che mi rifiuta perché ha il culo pesante

Io, nome cognome, sono felice di perdere la donna della mia vita perché ho il culo pesante
Io, nome cognome, sono felice che la donna della mia vita non investa nel rapporto con me
Io, nome cognome, sono felice che la donna della mia vita pensi che io sia la persona sbagliata per lei
Io, nome cognome, sono felice che la donna della mia vita si rifiuti di amarmi perché sa che sono la persona sbagliata per lei
Io, nome cognome, sono felice che alla donna della mia vita non freghi un cazzo di me
Io, nome cognome, sono felice che sia tutta colpa mia se ho perso #13
Io, nome cognome, sono felice di rimanere tutta la mia vita a Padova a fare il fallito

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Abbandonare le proprie sicurezze. Core confidence

Quanto sei realmente sicuro di te?

Hai mai… provato… ad andare… più… in profondità…?

Ad abbandonare i tuoi limiti. Ad abbandonare le tue certezze. Ad abbandonare tutto ciò che ti fa sentire realizzato. Completo… Amato?

Hai mai provato a togliere… i genitori?

Le seghe?

L’estetica?

Il sesso?

Il cibo?

I soldi?

Una casa…?

Hai mai provato a raggiungere i minimi termini… e sopravvivere?

Penso a into the wild. Quello si che dev’essere devastante a livello psicologico. Regredire fino al punto da doversi procurare il cibo. Riusciresti a sopravvivere? Riusciresti a sopravvivere anche quando tutto è contro di te? Senza un soldo. Abbandonato da Dio?

Mi sto rendendo conto che devo uccidere .screen. Mi sto rendendo conto che se voglio essere felice devo uccidere .screen dance gamer. Quella maschera, quell’abitudine, quel modo di fare… che ho creato per accettarmi. Per farmi accettare dagli altri. Per essere qualcuno. Per sentirmi figo. Per sentirmi realizzato.

Primo avevo una fidanzata che non mi piaceva. Prima ero un fallito. Ero insicuro. Non mi lanciavo. Non ci provavo. Ero una mezza figa. Ero un nerd sfigato dentro a un computer. Era tremendo. Terribile.

E… ora sto tornando a essere così. A fare le 4 davanti a un computer di merda. E’ un mese che non faccio sesso. Mesi che non ne scopo una nuova. Sono solo un fallito di merda che non scopa. Sono solo un fallito senza una vita. Ho perso il tocco magico. Non sono più .screen. .screen è morto.

Sono tornato a essere Filippo. E Filippo… fa schifo alle donne. Ma va bene così.

Io, nome cognome, sono felice di essere un nerd che fa schifo alle donne
Io, nome cognome, sono felice che tutte mi rifiutino
Io, nome cognome, sono felice di passare i miei weekend davanti al computer
Io, nome cognome, sono felice di non mettere mai più piede in discoteca
Io, nome cognome, sono felice di apparire come uno sfigato alle donne
Io, nome cognome, sono felice di essere needy e bisognoso di qualcuno con cui uscire

Riattivare lo street game

Mi sono reso conto che odio lo street game. Lo odio con tutto me stesso. Odio l’ultima volta che ho fatto street game e non sono riuscito a chiudere quella puttana figa di legno. Odio quando lo feci nel novembre 2014. E fu traumatico come mi palarono. Anzi… fu traumatico come non riuscì di fatto a combinare un cazzo.

E ogni volta che cammino, ogni volta che esco è come se evitassi sistematicamente di approcciare. E’ come se cercassi di proteggermi. Cercassi di proteggermi da quella sensazione di disagio costante. Non ho voglia di dover essere sempre in state. Non ho voglia di dover fare sempre quella fatica per riuscire ad approcciare. Non ho voglia di fare quello che ho fatto in discoteca per tanti anni… per strada.

E mi sto rendendo conto che non è questa la chiave. Mi sto rendendo conto che la chiave è riuscire a togliere le pare. E’ riuscire a portarmi a farlo naturalmente e senza dormi minimamente impegnare o sforzare. Non dev’essere un fastidio. non dev’essere un disagio. Non dev’essere uno sforzo. Dev’essere qualcosa che faccio naturalmente e spontaneamente. Come quando sono in state in dance game. Ma riuscire a essere sempre così. Ritornando a essere in totale unione e accettazione.

Couchsurfing

Piccolo ragionamento su un comportamento di #5. Mi sono accorto che ho resistenza mentale all’idea di ospitare delle ragazze con couchsurfing. Non che possa attualmente, ma solo l’idea mi fa sentire viscido e pervertito. Mi fa sentire un coglione che approfitta delle ragazza. Mi fa sentire un idiota che potrebbe rovinare delle vite.

E il tutto… perché couchsurfing mi ha regalato 5 bellissime corna in solo un mese. E questa cosa per me è terribile. Innamorarmi di una che fa couchsurfing è come innamorarsi di corna assicurate. Almeno, per la mia testa. E’ come abbonarsi al dolore, al disagio, alla sofferenza. In realtà… sono tutte cazzate.

Felicità e serenità mentale

Stavo riflettendo sul perché non stia chiudendo una minchia in questo periodo. Il motivo è sostanzialmente una terribile depressione.

Ho tagliato:

  • se seghe.
  • il dance game.
  • il sesso. Non faccio sesso da circa 30 giorni.

In pratica, escludendo la palestra, ho tolto tutte le fonti primarie che avevo di dopamina.

Per poi aggiungere il fatto che in questo mese ho anche avuto una puntura di un sacco di soldi da pagare. Molto bene.

Detto questo, mi sa che sono andato per l’ennesima volta in fase rebound. Ho sbloccato di nuovo il discorso puttaniere, ma oggettivamente non voglio dei puttanoni da sbarco da trombare e basta. Sono andato fuori frame LTR di nuovo.

Voglio una come #13. Solo che più figa… e a Milano. E una come #13 difficilmente la trovi su Tinder. E di certo non risponderebbe a una bio come quella che ho adesso. A meno che non fosse depressa e si volesse buttare giù da un ponte.

Bene. – respiro pronfondo –

E’ ora di tornare in frame LTR sul serio.

Story of my life.

La cosa positiva è che questo giro non lo penso più. Ed è forse per questo che prima di #5 ero così potente. Perché era l’unico periodo in cui l’ho pensato realmente.

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Motivi per cui una relazione aperta è meglio, destroyed

  • così posso scoparmi altre ragazze. Questo non ha senso. Perché sarebbe solo sesso e non me ne fregherebbe un cazzo. Sarebbe deprimente e vorrei la mia ragazza se la amo veramente. Fuck it.
  • altrimenti il sesso con la mia ragazza diventa noioso. Sono andato avanti anche anni senza che questo succedesse. Se c’è realmente intesa e amore con la ragazza difficilmente diventa noioso. Con Camilla non riuscivo a scoparmene altre e con lei era sempre il top.
  • perdi testosterone / ti rovini come persona. Questo in realtà è se hai dei blocchi. Se hai dei blocchi ti rovini sempre di più perché ora hai la “donna della tua vita” e magari anche dei figli e “devi fare cose” che in realtà non vuoi, per cui sei stato socialmente condizionato a credere che sia meglio che ti comporti in quel modo. Non perdi testo perché sei in monogamia. Perdi testo perché hai blocchi mentali.
  • posso sargiare ed è divertente sargiare. Ormai non posso più fare dance game, quindi ciao. Poi posso sargiare ancora, come fa Goze. E fare number close se mi va. Oltre al fatto che se mi viene da sargiare, vuol dire che c’è un problema con la mia tipa. A quel punto, ciaone game. E posso imparare dieci volte di più da una relazione profonda che dura anni che non dal cercare di scoparmi troie casuali. Cocobo docet.
  • Non ti concentri troppo su una sola quindi è più difficile che finisci in one itis. Il punto è proprio finire in oneitis. Il punto è proprio innamorarsi totalmente di una persona e dare la tua vita per lei. La oneitis è quando non riesci a gestire questa emozione fortissima e totalizzante. E quindi finisci per incasinarti, per perderla. Ma l’intero game è andare in oneitis. Non ha senso avere MLTR per evitarsi il sentimento più bello che tu possa provare.
  • Puoi nextare una se rompe senza paura, perché hai le altre (meno needyness) in realtà no, perché a conti fatti non contano un cazzo. Se frequenti più di una è perché non sei innamorato di nessuna. Come quando chiusi #25 e ho finito per lasciare anche #23 nonostante mi avesse già nextato. Perché? Perché mi ha fatto provare delle emozioni tali che sarebbe stato prendere in giro sia me che #23 se avessi continuato a frequentarla. Avevo alzato l’asticella e #23 ormai non era più abbastanza per me.
  • Fa figo e puoi scriverlo su is. Penso che faccia molto più figo dire sto con una supermodella. E me la scopo 2x a settimana. Piuttosto che mi scopo 3-4 roiti nuovi al mese. +4 bro. E poi fai un seminario e sei fottutamente solo. Piuttosto che fare un seminario e potarti la mega figa. Va detto che mancherebbero le storie. Ma posso sempre fare editing sulle storie degli studenti. Non devo essere necessariamente sempre io il protagonista. Come ho fatto per mio fratello.

In questo momento mi sto rendendo conto che invece che velocizzare i game vorrei rallentarli. Vorrei conoscerle meglio. Vorrei entrare nelle loro teste, nelle loro vite e capire come sono prima di investire realmente su di loro. Non voglio più fare punto in se e per se, vorrei davvero conoscerle e se non mi piacciono sfancularle. Tanto sarebbe comunque una perdita di tempo colossale. Vorrei una ragazza che ci tenesse realmente a me e non l’ennesima zoccola da scopare e buonanotte. Di sborrare non me ne frega più. La community è ossessionata dallo sborrare. Quasi che se non sborri sei un fallito. Io, nome cognome, mi rifiuto di sborrare. Vaffanculo.

Mi sa che mi sta risalendo il Frame LTR extreme di nuovo. Mi voglio mettere in gioco al cento per cento. Ora mi sento pronto a mostrare quello che ho dentro perché non mi sento più un puttaniere di merda che vuole solo usarle. Good.

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Destroying open relationships




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"“You’ve been letting the grounded teenager control your life,” Lorraine says as I rise unsteadily to my feet. “And he wants to compensate for missing out on his adolescence by doing all the things and having all the women he was never allowed. But it’s time to be an adult.” She hands me a box of Kleenex. “It will wear you out if you don’t live your authentic life.”

Aprire dei set con il padre in fianco

Ad approcciare un set con il padre della ragazza affianco mi cagherei troppo sotto. Avrei paura che mi puntasse un coltello in pancia. Che mi uccidesse. Perché sto cercando di predare sua figlia di fronte a lui. Vedrebbe che me la voglio solo scopare. Mi odierebbe e tenderebbe di uccidermi. Vedo proprio che mette una mano in tasca per poi puntarmi la pistola in fronte e uccidermi. Penserei che fosse il modo peggiore per iniziare. Anche perché poi saprebbe chi sono. Mi vedrebbe in volto. Se poi le piantassi le corna e la facessi soffrire saprebbe chi sono e potrebbe uccidermi. Potrebbe uccidermi.

Mi ricorda la mia prima ragazza. Prima… la mia unica ragazza. E’ l’unica fidanzata che ho avuto realmente. Tutte le altre erano delle semplici frequentazioni. E suo padre mi diede questo foglio. Dove implicitamente diceva che sapeva come uccidermi. Ed era in grado di farlo. E mi ricordo di come riconquistai sua figlia. Con il mero scopo di trombarla. Mi aveva lasciato e non ero ancora stato in grado di marchiarla. Non perché lei non volesse ma perché avevo troppe paranoie per farlo. Avevo la testa piena di merda per colpa di mia madre.

Mi ricordo ancora sua madre fuori di casa mia che cercava di parlare con me. Perché avevo distrutto il cuore della figlia. Perché l’avevo messa in ginocchio. In lacrime. Perché l’avevo lasciata. Perché mi ero stufato di lei. E non oso immaginare cosa mi avrebbe fatto il padre o il fratello se mi avessero incontrato. Se avessero saputo. Saputo come ho usato loro figlia/sorella. Mi avrebbero spezzato le ossa. Mi avrebbero sparato in bocca. E beh… avrebbero fatto bene.

E’ questo il problema. Il problema è che ritengo di meritare di soffrire. Ritengo di aver sempre usato le donne per dei scopi biechi che non c’entrano un cazzo con l’amore. Per farmi figo o per mostrarmi agli altri. Per fare punto, per mostrare che chiudo. Per mostrare che finalmente valgo qualcosa. Per poter dire che non sono più vergine o per i motivi più idioti.

E la cosa incredibile è che ci sono state. La cosa incredibile è che hanno accettato a fare sesso con me. Nonostante fossi un povero coglione che voleva solo usarle e far loro del male. Psicologico, per carità. Ma sono stato un coglione.


Io, nome cognome, sono felice di aver mancato alla promessa che ho fatto a mio padre di comportarmi bene
Io, nome cognome, sono felice di essere una brutta persona
Io, nome cognome, sono felice di essere la persona peggiore che un padre possa volere per la propria figlia
Io, nome cognome, sono felice di essere la persona migliore che un padre possa volere per la propria figlia
Io, nome cognome, sono felice di venire strozzato dal padre della donna della mia vita
Io, nome cognome, sono felice di mostrarmi per quello che sono con il padre della donna della mia vita
Io, nome cognome, sono felice di dire al padre di x che l’ho usata per il sesso

Io, nome cognome, sono felice che distruggano il cuore di mia figlia
Io, nome cognome, sono felice che degli stronzi usino mia figlia come un oggetto per il sesso
Io, nome cognome, sono felice di far usare mia figlia come un oggetto per il sesso
Io, nome cognome, sono felice di essere un padre terribile
Io, nome cognome, sono felice che un PUA usi mia figlia solo per perdere la verginità
Io, nome cognome, sono felice che un PUA usi mia figlia come un vespasiano
Io, nome cognome, sono felice che Zema usi mia figlia per fare +1
Io, nome cognome, sono felice che piscino in faccia a mia figlia
Io, nome cognome, sono felice che mia figlia finisca per fare la pornoattrice nelle orge
Io, nome cognome, sono felice che mia nonna mi dica che sono un padre orribile
Io, nome cognome, sono felice che mia nonna mi dica che sono un padre luamaro
Io, nome cognome, sono felice di abbandonare brutalmente mia figlia
Io, nome cognome, sono felice di essere un padre assente
Io, nome cognome, sono felice che la donna della mia vita sappia che sono solo un povero coglione che vuole usarla per il sesso
Io, nome cognome, sono felice che la donna della mia vita sappia che voglio farle del male

.screen bambino

Ieri ho fatto una visualizzazione su di me da piccolo a 8 anni. Quanto segue è una delle conclusioni a cui sono arrivato questa mattina.

Visto che l’unica persona che nella mia testa mi amava era mia nonna
e mia nonna la percepivo come una “seconda scelta” rispetto a mia mamma o mio papà
anche perché mio papà in realtà nella mia testa non mi amava, perché preferiva mio fratello, nonostante facessi di tutto per ottenere il suo amore venendo costantemente rifiutato
questo spiega perché con #5 quando mi sono innamorato di lei è come se costantemente mi rifiutasse. E anche il perché continuo ad avere relazioni in cui costantemente non vado bene quando mi innamoro di loro. Perché in realtà continuo a ricreare la relazione con mio papà
oltre al fatto che spiega anche perché mi è sempre piaciuto “giocare con gli sfigati”. Anche a calcio anche se ero abbastanza forte, volevo giocare con gli sfigati. Perché mi sembrava che a vincere con gli sfigati fossi migliore. In realtà è perché mi vedevo che sono gli sfigati mi amavano per quello che sono (mia nonna che mi amava per quello che sono)
infatti poi ho finito per entrare nella community di quelli “rotti” e volevo essere il loro Dio. Perché volevo giocare con “quelli rotti” ed emergere con loro per lo stesso motivo
porcodio
comunque questo spiega anche perché sono rimasto così tanto con #5. E non c’entra una fava che sia colpa delle idee di merda che avevo sulle relazioni aperte. Perché con lei io volevo una relazione chiusa, era lei che non la voleva. Quindi posso dare le colpe alle relazioni aperte quanto voglio, ma in realtà non c’entra.

Io, nome cognome, amo essere costantemente rifiutato dall’amore della mia vita
Io, nome cognome, sono felice che #5 mi abbia costantemente rifiutato e abbandonato a me stesso
Io, nome cognome, sono felice che gli sfigati mi rifiutino
Io, nome cognome, sono felice che gli sfigati si rifiutino di amarmi
Io, nome cognome, sono felice che mi nonna si rifiuti di amarmi
Io, nome cognome, sono felice che mia nonna preferisca mio fratello
Io, nome cognome, sono felice che il systema fallisca
Io, nome cognome, sono felice che la gente soffra come ho sofferto io con #5
Io, nome cognome, sono felice di rifiutarmi di salvare gli sfigati
Io, nome cognome, sono felice di umiliare gli sfigati perché sono forte
Io, nome cognome, sono felice di vedere soffrire gli sfigati
Io, nome cognome, sono felice di vedere mia nonna soffrire
Io, nome cognome, mi rifiuto di vincere con gli sfigati
Io, nome cognome, sono un coglione se cerco di vincere con gli sfigati
Io, nome cognome, sono contento che quando ero piccolo ero felice
Io, nome cognome, mi rifiuto di essere il più forte degli sfigati
Io, nome cognome, sono il più sfigato degli sfigati
Io, nome cognome, sono il migliore dei vincenti
Io, nome cognome, mi rifiuto di emergere dagli sfigati
Io, nome cognome, sono felice di rimanere povero per sempre
Io, nome cognome, sono felice che mio papà non mi ami anche se sono ricco
Io, nome cognome, sono felice che mia mamma non mi ami anche se sono ricco
Io, nome cognome, sono felice che mio papà pensi qualunque cosa succeda che N è migliore di me
Io, nome cognome, sono felice che mia mamma pensi qualunque cosa succeda che N è migliore di me

Meet .screen bambino

Inizio trascrizione.

Sei ancora con T e… non sai neanche… cosa vuol dire… la vita.

Non sai cosa vuol dire la sofferenza.

Vivi… in una bolla.

Credi a delle cose che non sono reali.

Ti hanno insegnato delle cose sbagliate.

Non sei stupido, è che ti hanno impedito di vivere. Ti hanno impedito di fare le esperienze. Ti hanno impedito di vedere com’è il mondo. Ti hanno rinchiuso in quella cazzo di casa. E tuo papà ti ha mollato con quelle due arpie di merda. Che ti stanno rovinando la vita. Ti stanno riempiendo la testa di stronzate… e in realtà. Sin da quando sei piccolo. Non hai mai voluto uscire dal tuo guscio. Hai sempre avuto paura. Fare cose che erano fuori quello che è il tuo vivere normale. No? Non volevi andare a vietvodao. Perché avevi… mal di pancia. Non sei voluto andare a giocare a calcio. In realtà non volevi perché… non volevi andare a fare la doccia con gli altri. Perché ti sentivi… brutto. Ciccione. Con il pisellino. Pensavi che… tutti ti avrebbero preso in giro. Quindi era meglio nascondersi. Era meglio non far vedere a nessuno… quel cesso che sei. Era meglio non mostrarsi al mondo per quel cesso che sei. Perché sennò tutto il mondo avrebbe riso di te. Sei stato ridicolo… R I D I C O L O…

Mi repelle vedere come sei vestito. Come cazzo fai a vestirti così? Hai lasciato che tua mamma decidesse come ti vesti… tutti i giorni. Era più semplice… no? Smettere di lottare. Smettere di avere una discussione con lei. Perché lei è una deficiente e non ha mai capito un cazzo. E tu adesso ti vesti… da bravo bambino. Con i vestiti larghi. Così li prendeva in crescere… no? E posso spendere meno. Tanto a me non me ne frega niente. Perché tanto io voglio solo nascondermi. Rimanere in casa. Voglio che nessuno mi guardi. Voglio stare in fondo in classe. Dove nessuno mi guarda.

Mi viene in mente quella volta che c’era A. Era una delle ragazzine più belle della classe. E un giorno la stavo riaccompagnando dai suoi genitori. E lì ho pensato… “dai, siamo da soli. Magari può essere che succeda qualcosa”. E lei mi trattava come “quello strano”. Come quello di cui aver paura che magari ci provasse. Perché ero repellente. E io la trovavo un sacco bella. Non era il mio tipo come persona ma la trovavo un sacco bella. Un giorno mi ricordo che la guardai… e c’era il mio compagno, F… “guarda che Filippo è figo. E’ bello”. E lei mi ha guardato schifata. Per lei non esisteva che io fossi bello. Mi ricordo quella volta che dissi che avevo una ragazza e F2 si mise a ridere. ‘E’ incredibile che “TU” hai una ragazza’. Che io ho una ragazza…

Quella volta che andai a Roma, 4-5 ragazze su 5 dissero che ero un nerd. Che era evidente che ero un nerd. Che ero uno sfigato. E poi sempre con sti capelli lunghi. Perché non avevi voglia di tagliarteli perché sei un pigro di merda. Perché non vuoi curarti. Perché sei un cesso e non te ne frega che tutti lo sappino. Perché non te ne frega niente. Non te ne frega neanche di essere preso in giro. L’importante è non sbattersi… no?

Hai sempre cercato di uccidere tuo fratello. Perché nessuno ti voleva bene. L’unica persona che ti voleva bene era la nonna. Ma ti sentivo solo. Ti sembrava di giocare con la squadra dei perdenti perché la nonna alla fin fine era quella più debole di tutta la famiglia. Per questo hai sempre voluto giocare con i perdenti. Per far vedere che anche se hai una squadra di perdenti potevi vincere lo stesso. Perché tu giocavi nella squadra dei perdenti, che era l’unica squadra che ti voleva. L’unica squadra che ti voleva bene. Per questo sei stato con i Pick Up Artist. Perché è la squadra dei perdenti!..

Mi viene in mente quando T ti ha lasciato… che… vedevi tutto grigio… ahahah… cazzo, se mi ha rifiutato lei è proprio finita. Nessuna mi vorrà mai più. Perché lei era veramente… veramente… veramente… un cesso. Meno di così… voleva dire non vivere. Tu ti accontentavi… non hai mai lottato per la tua vita. Non hai mai lottato per essere felice. Sei così… passivo. Abbandonato a te stesso. Che lascia trascorre i giorni… passivo. Stai attaccato al computer. Vai su internet. Perdi le tue giornate su Wikipedia (ero admin)… per sentirti importante. Hai pianto come uno stronzo quando ti hanno rifiutato come Check User. Perché voleva dire che eri un fallito. Che neanche i diversi ti volevano bene.

…E tu credi che il papà sia tanto perfetto. Lo credi solo… perché non ti vuole bene. Ahahahah. Solo perché fai di tutto per farti approvare dal papà. Per fargli dire che preferisce te e non N. Quando in realtà preferisce N. E vorresti essere come tuo papà. Ma lui preferisce N, non vuole te. Hai fatto di tutto per essere all’altezza di tuo papà. Per farlo contento. Perché ti dicesse “Filippo, preferisco te”. Tanto è inutile. Inutile. Non ti vorrà mai bene… come lo vuole a N. Non sarai mai il figlio numero uno. Sarai sempre la seconda scelta anche se sei il primo.

Ti sentivi un sacco come Harry Potter. Come Neo in Matrix. Il bambino speciale. Convinto che avresti spaccato il mondo. Che avresti fatto qualcosa di diverso. Che avresti fatto vedere a tutti quanto valevi. Che anche se sei nato una seconda scelta e hai sempre giocato nel team dei perdenti potevi farcela anche tu. Sei sempre stato lento a capire le cose. Ci hai messo sempre un’epoca. Non sei mai stato portato a fare un cazzo. Ti servivano tutte le istruzioni per capire tutto a puntino. Eri convinto sempre di farcela.

Eri nel posto sbagliato. Non eri giusto lì. Non eri fatto per quello. Volevi solo andartene. Non eri lì per studiare quello, al liceo. Viaggiavi con la mente a quanto saresti stato all’università. Ti ricordi quando… c’era A. La tettona delle medie. Che faceva gli occhi dolci a G. C. A te invece non ti cagava nessuno. Ero quello sfigato, il diverso. Lo sei sempre stato.

Però eri felice. Non ti importava di nulla. Non avevi grandissimi obiettivi… è vero. Eri tranquillo. Si, ogni tanto sbroccavi male per la T… ma vivevi la tua vita. Avevi i tuoi videogiochi. Le tue cose. Non te ne fregava più di tanto.


Io, nome cognome, so che tutti siamo dei perdenti

Mi sono messo con T perché mi vedevo uno sfigato e cesso come lei, anche se non lo ero. Perché l’unica persona che mi aveva voluto bene, era una “sfigata e cessa” come mia nonna (non perché mia nonna di per se lo fosse, ma rispetto a mia mamma e mio papà era vecchia e acciaccata). Per quello tra l’altro sei finito per essere “vecchio e acciaccato”… come tua nonna.

Io, nome cognome, sono felice di stare con T e non sapere cos’è la vita
Io, nome cognome, sono felice di non sapere cos’è la sofferenza
Io, nome cognome, sono felice che mi abbiano insegnato cose sbagliate
Io, nome cognome, sono felice che mia mamma mi abbia impedito di vivere
Io, nome cognome, sono felice che mi abbiano impedito di fare esperienze
Io, nome cognome, sono felice di rimanere rinchiuso in casa con mia mamma e mia nonna
Io, nome cognome, sono felice di rimanere sempre nel mio guscio
Io, nome cognome, sono felice di mostrarmi per quel cesso che sono
Io, nome cognome, sono felice che tutto il mondo rida di me
Io, nome cognome, sono felice che tutto il mondo mi trovi ridicolo
Io, nome cognome, sono felice di mostrarmi vestito in modo repellente
Io, nome cognome, sono felice che mia mamma scelga per me dei vestiti repellenti
Io, nome cognome, sono felice di nascondermi e basta
Io, nome cognome, sono felice che nessuno mi guardi
Io, nome cognome, sono felice di essere “quello strano” per tutte
Io, nome cognome, sono felice di essere repellente per la donna della mia vita
Io, nome cognome, sono felice di avere i capelli lunghi
Io, nome cognome, sono felice di essere un pigro di merda
Io, nome cognome, sono felice di fare di tutto per farmi approvare da mio papà
Io, nome cognome, sono felice che non mi caghi nessuno perché sono uno sfigato

Parlare con mio padre

Premessa: molte delle cose scritte non le penso. E’ il mio “io bambino” che ne è ancora convinto.

Inizio trascrizione

Ti odio perché mi hai abbandonato. Perché eravamo uniti da piccoli e quando andavamo in bicicletta assieme eravamo una squadra e adesso sono da solo. E’ inutile che tieni la foto nostra di me e N quando tu eri ancora con noi. Quella famiglia lì l’hai distrutta ed è colpa tua. N non ti vuole più parlare ed è colpa tua. Forse il fatto che hai aspettato a parlarci è solo perché ti vergogni di quello che hai fatto e non hai mai voluto parlarci perché sapevi di aver torto marcio. E fai schifo pure a te stesso. Ti nascondi. Hai cercato di comprarci, con i videogiochi ma… non li volevamo i videogiochi, volevamo… un papà. Quando ti sei nascosto per entrare in camera mia nonostante io non volessi. Quando l’avevo chiusa a chiave perché non entrassi, ho odiato tantissimo sia te che la mamma. Perché è il tuo tipico modo di fare del cazzo. Obblighi a fare le persone quello che non vogliono. Perché devi decidere tu. Bravo figlio di puttana. E ti giuro che mi fa veramente incazzare questo comportamento. Perché devi sempre decidere tu per gli altri. Io ho bisogno dei miei tempi. Non lo so. Magari non ti avrei neanche mai più parlato. Ma tu lo devi accettare, non devi imporre quello che vuoi te sugli altri. Perché è davvero una cosa penosa. E ti odio anche perché non ci hai mai dato una lira. Dovevamo supplicarti per avere quei 5€ con cui non ci compravamo un cazzo. Fossi stato a casa probabilmente non avrei fatto il nerd asociale per tutte le superiori. Invece i soldi nostri gli usavi per vederti con C, per spenderli per i regali alle sue figlie per farti vedere figo. Guarda, spendo e spando, sono figo. Ed era la cosa ancora più triste vederti a fare lo spettacolino, che dovevi mostrarti. Mi chiedevo fino a che punto si fosse abbassato mio papà. A dover fare lo spettacolino per impressionare la donna con cui stava. Che poi mi son sempre chiesto cosa trovassi in lei che non aveva mia mamma. Mia mamma è molto più bella, è molto meglio. Mi chiedo perché hai dovuto fare questa cosa, cadere così in basso. Quando avevi già di meglio. Non ha senso. Mi hai deluso tantissimo. Perché avevo una stima di te veramente altissima. Pensavo che fossi perfetto, che fossi il mio idolo. E so che non avresti mai potuto fare una cosa del genere. E invece sei caduto. Sei scappato con la coda tra le gambe. Non hai voluto dirci niente perché sapevi che era tutta colpa tua. Facevi schifo pure a te stesso. E non importa che hai tradito la mamma. Quello posso anche capirlo. Quello che non accetterò mai è che hai tradito la mia fiducia nei tuoi confronti. Perché avevamo un patto. E tu l’hai infranto.

Mi ricordo quella volta che sono tornato a casa e non avevi più i baffi. Mi ricordo che per tutte le medie, le superiori continuavo a disegnare il tuo viso nel mio diario perché mi mancavi. Ma ti disegnavo con i baffi anche se ormai non ce li avevi più. Perché quello è il momento in cui davvero hai tradito te stesso, hai tradito la mamma. Perché sei cambiato. Sei cambiato per C. Mio papà è morto lì. C era più importante di noi.

Mi ricordo quella volta che eravamo a mangiare assieme e a un certo punto ti chiedevi chi fosse che aveva dato i dati del tuo CUD alla mamma. Ed ero stato io. Ed ero stato bravissimo a mentire. Ancora adesso mi chiedo come abbia fatto a mentire così bene, che non lo sapevo, che anche io me lo chiedevo, che forse erano dei numeri che si era inventata la mamma. Senza il minimo senso di colpa. Perché in fondo pensavo che te lo meritassi, che ci volessi fregare, che volevi darci meno soldi possibile. E’ come se… è come se tu fossi diventato un nostro nemico e ogni volta che ti vedevamo era un’imposizione. Un’apparenza, una maschera che dovevamo mettere… perché non ti volevamo realmente bene. Era solo come andare a messa. Andavamo a messa e andavamo a vedere il papà. Papà è morto quando ti sei tolto i baffi. Adesso sei un fantasma. Sei diventato un fastidio. Una cosa imposta dalla mamma. Quasi che fosse una punizione, un castigo. Lei c’è l’ha sempre detto, ora siete senza papà. Ora devo fare io da papà. Quando in realtà la mamma faceva solo il doppio dei danni di quando era con te. Ci hai lasciato soli con lei. Quasi che non te ne fregasse un cazzo. E se te ne sei andato è perché sai benissimo cosa voleva dire vivere con mia mamma. Ma non te n’è fregato niente. Ci hai abbandonato lì. Non ci hai neanche chiesto se volevamo venire a vivere con te. Hai preso una casa in cui non era possibile perché in realtà non ci volevi tra i piedi. Puoi raccontare quello che vuoi ma non ci volevi tra le palle. Mentre adesso vivi con C e le sue figli. Quasi che ci tieni di più a loro che non a noi. Perché con loro sei riuscito ad avere la tua idea di famiglia che con noi non ti era mai riuscita.

Mi ricordo quella volta che io e N stavamo giocando come degli idioti e abbiamo urlato. Non mi ricordo. E tu hai preso paura, pensavi che ci fossimo fatti male. Hai fatto le scale a quattro scalini alla volta. Sei arrivato su e hai visto che avevamo urlato per niente. Che stavamo bene, che non era successo nulla. Ti sei incazzato tantissimo e ci hai picchiato fortissimo. Perché ti avevamo fatto prendere paura. Che cazzo vieni su ad aiutarci se poi quando arrivi ci picchi così a caso quando stiamo bene. O quella volta che eravamo in piscina. Mi fai “salta”… e io sono saltato in acqua e fra un po’ non affogavo se non ti muovevi a riprendermi. O un’altra volta ancora che ero andato in fondo in acqua e boh. Ti eri dimenticato di me, non lo so. Fatto sta che sono andato così tanto al largo che non so neanche come ho fatto a tornare indietro. Di tutte le volte che eravamo alle elementari. E dovevi venirci a prendere. E ti dimenticavi. O studiavamo e dovevi interrogarci e guardavi il computer. Era come se… fossimo un fastidio per te. Non fossimo realmente importanti. Si, devo ricordarmi di fare quella cosa lì… per Filippo. Ma non te ne fregava realmente. Le tue giornate scorrevano sempre uguale di fronte al computer. Giocare sempre agli stessi giochi. Era diventata la tua routine. Ci sono anche i miei figli e li devo cagare ogni tanto. E quando te ne sei andato eri quasi contento di esserti liberato di noi. Bon, un problema in meno. Li devo vedere una volta a settimana, mi rompono i coglioni, gli do 5€ e sono a posto. Ci sentivamo veramente mollati là, lasciati a nostra mamma. Quasi che non fossimo neanche una cosa tua. E in realtà ci sentivamo così già da prima. Non te n’è mai fregato poi così tanto.

E’ inutile che piangi. Mi rendo conto che non ti dico molte cose perché non voglio ferirti. Non voglio che ti senti che sei un cattivo papà, che non ci hai cresciuto bene. Non so neanche perché. Forse perché non voglio che ti arrabbi con me, che mi sgridi o che cerchi di giustificarti. Lo sai che sei stato un papà pessimo. Per quanto tu cerchi di raccontarti che non è così. Volevo un modello da seguire. Qualcuno che mi facesse vedere cosa volesse dire essere un papà. Qualcuno che mi facesse capire cosa volesse dire avere una famiglia unita. Che mi facesse capire cosa volesse dire essere un punto di riferimento per i propri figli. E non un papà che non gliene frega un cazzo. Che si fa la sua vita e ciao è stato bello. Si, ti sei fatto una famiglia, ma non con noi. Bravo. E adesso che è toccato a me crescere N come se fosse figlio mio. E almeno è venuto su decentemente. Almeno mi sembra felice. Ma se è felice N non è di certo merito tuo. Che non hai fatto un cazzo per noi. Che ho dovuto fare io da papà che mia mamma era solo un palo in culo. E ogni volta che aveva bisogno di un consiglio, di qualcuno, dovevo esserci io. Anche se avevo tredici anni. Che cazzo vuoi che faccia io a tredici anni con un bambino di dodici.

Ti vorrei picchiare per quello che ci hai fatto. Per come ho dovuto sacrificare la mia vita. Per cercare di essere un punto di riferimento almeno per mio fratello. E tu dici che io mi sento inferiore o che ce l’ho che fai di tutto per andare a prendere mio fratello. Io ce l’ho perché non hai mai saputo fargli da padre. Ne a me ne a lui. Non so, io sento quasi di non averne bisogno ma mi dispiace per mio fratello. Perché lui veramente non ha fatto niente. Era lì, per i cazzi suoi. Lui in realtà non gliene frega neanche niente di te. Perché in realtà aveva me. Per quello quando te ne sei andato non gliene è mai fregato un cazzo. Ma non era di certo merito tuo.

C’era una volta che stavamo andando in bicicletta e N è caduto e si è fatto male. E mi hai detto che era colpa mia come se volessi fargli male. Io comincio a pensare che tu in un qualche modo ci mettessi in competizione. Che fossi tu in un qualche modo ci facessi credere che io dovessi temere mio fratello, che dovessimo essere uno contro l’altro. Che anche se io e N ci picchiavamo o litigavamo, in realtà siamo sempre stati uniti. E tu non hai mai capito un cazzo. Hai cercato di fare preferenze con mio fratello come se ci volessi mettere uno contro l’altro. Come se divisi fossimo più controllabile. Sei un coglione perché non hai capito niente. E ti dirò di più, forse mio fratello ha pure fatto bene a non frequentarti più. Perché sta bene così com’è.

A me sembrava di cercarti quando non c’eri di più. Nel senso che avevo bisogno di te, avevo bisogno che mi aiutassi con il computer. Con gli esercizi, con un sacco di cose. E appena te ne sei andato, ho dovuto arrangiarmi. Fare conto solo su me stesso. La cosa bella è che ci riuscivo, che ce l’ho fatta anche senza di te. Non mi servivi realmente. Perché in realtà non ci sei mai stato. Non mi guardavi neanche quando mi interrogavi. Facevo tutto da solo. Io facevo già tutto da solo anche prima che tu te ne andassi. Mamma ha ragione quando dice che siamo cresciuti senza un padre. Nel senso che non c’è mai stato. Forse quando ci sentiamo al telefono ancora adesso. Boh io ti chiamo solo per sentire la mia voce mentre parlo perché non so neanche se mi stai realmente ascoltando. Fai altro, stai correndo. Fai il tuo “dovere di papà”, no? I tuoi cinque minuti in cui ti senti un papà realizzato, che ha fatto le sue cose e io intanto parlo che almeno ora che torno a casa non mi annoio e penso un po’.

Positive

C’è stata quella volta che siamo andati in bicicletta. Più di una volta sull’argine, mi portavi. Stavamo assieme, mi regalavi la brioche. Quello era il mio papà, quello vero. Che ti preoccupavi per me. Quando ancora non c’era N. E quello è l’unico momento in cui non mi sono sentito solo. Secondo me cerco sempre di farmi degli amici soltanto perché… perché mi manca quel momento in cui eravamo assieme. Quel momento in cui sei stato realmente importante per me. Forse è anche per questo che mi è sempre piaciuta così tanto la bicicletta. Che vado sempre via in moto. Anche se sembra da stupidi perché mi servirebbe la macchina. Perché voglio rivivere quel momento in cui eravamo da soli. Perché in quel momento lì forse contavo qualcosa per te. Ero speciale perché ero l’unico. C’era ancora N. E invece poi. E’ diventata una lotta per chi prendeva le attenzioni di N.

Io, nome cognome, sono felice che non avrò mai una famiglia unita

Mio papà ha fatto di tutto per salvare la mia famiglia

Io, nome cognome, sono felice che mio papà abbia sempre avuto ragione

Io, nome cognome, sono felice che mio papà faccia schifo pure a se stesso

Io, nome cognome, sono felice che mio papà tenti di comprarmi con i videogiochi

Io, nome cognome, sono felice che mi obblighino a fare ciò che non voglio
Io, nome cognome, sono felice che decida sempre mio papà per me
Io, nome cognome, sono felice di imporre ciò che voglio sugli altri
Io, nome cognome, sono felice che mio papà mi abbia fatto vivere in povertà
Io, nome cognome, sono felice che mia mamma mi abbia rovinato la salute
Io, nome cognome, sono felice che mio papà spenda i suoi soldi per farsi figo
Io, nome cognome, sono felice di sputtanare i miei soldi invece che darli ai miei figli
Io, nome cognome, sono felice di spendere e spandere come mio papà
Io, nome cognome, sono felice di spendere e spandere per fare lo spettacolino come mio papà
Io, nome cognome, sono felice di fare lo show come mio papà per impressionare la mia donna
C è molto meglio di mia mamma
mia mamma è molto inferiore a tutte le donne che esistono
Io, nome cognome, sono felice che sia tutta colpa mia se sono dovuto scappare da mia mamma
Io, nome cognome, sono felice di deludere totalmente mio figlio
Io, nome cognome, sono felice di tradire mia moglie con un’altra anche se ho già di meglio
Io, nome cognome, sono felice di fare schifo a me stesso
Io, nome cognome, sono felice di tradire la fiducia di mio figlio